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Libertà! Ad ogni costo!
Come si sentirebbe un paese, come l’Italia o gli Usa, se un esercito molto più potente invadesse il suo territorio? Se ogni istituzione che delinea le regole del vivere comune, come sempre accade nelle guerre, crollasse improvvisamente. Cosa farebbe la gente? E l’esercito? La risposta la tenta un video gioco appena uscito.
Un richiamo al patriottismo Usa, un esercizio mentale di “resistenza” all’occupatore, un stimolo emotivo a “essere pronti al peggio”. Ma quello che emerge lateralmente, ma con forza, è che le situazioni nel gioco sono esattamente le stesse usate da Hamas, Olp, Hezbollah, Talebani, insurgents afghani e iracheni, Vietnamiti, perché no?, dai signori della guerra somali, sudanesi o libici.
Tutti loro hanno (avuto) la guerra in casa con l’intervento di un esercito mille volte più potente (e mille volte meno motivato). Hanno fatto o fanno esattamente ciò che ora gli “americani virtuali” sono chiamati a fare nel gioco, sotto la parola d’ordine “Per la libertà si fa tutto!”. Ma fuori dal gioco, la realtà è diametralmente opposta. Per ora.
Il pesce gatto l’ha fatta grossa
Secondo una legenda giapponese, il terremoto è causato dallo scuotersi di un enorme pesce gatto (namazu).
Dai tempi della dinastia Edo il pesce gatto è diventato simbolo di terremoti particolarmente forti, tanto che oggi le istruzioni e i segnali di rifugi in caso di terremoto spesso sono segnati con il pesce baffuto. Rappresentarlo poi stecchito, a furia di botte o con una “pietra della fortuna”, diventa un amuleto contro il disastro e simbolo della reazione della gente.
Uno dirà (anche vedendo come sono composti ora, in piena catastrofe) che i giapponesi sono veramente fuori. Sarà, ma sin da piccolo mi stanno molto simpatici.
Povera Ruby

No, veramente: povera Ruby!
Lo scandalo sessuale del premier che prende il nome della vittima, coinvolta ancora minorenne, è una cosa che mi rende molto triste. Mi rende ancora più triste vedere come le persone comuni reagiscono quando si parla della vittima, Karima, “in arte” Ruby.
Povera Ruby!
L’opinione che molta, troppa, gente ha di lei è che la ragazza di indole sia un “tr…”. Lo si dice “off records”, in via confidenziale: “Ma lascia stare, quella lì è proprio una tr…, guarda che foto, guarda come si veste!” Un’opinione che è una sentenza, non solo senza appello, ma senza giudizio! Nulla serve spiegare che all’epoca del presunto misfatto la ragazza avesse 16-17 anni, anche se non lo dimostrava.
Povera Ruby!
Nulla serve spiegare che proviene da una non-famiglia, che ha avuto una non-infanzia, che ha cercato e trovato una non-adolescenza di cui tutti sono stati lieti di approfittare. Lei stessa dice che è una casinista e bugiarda e, personalmente, sono le uniche parole a cui credo. È ridicolo, se non drammatico, il modo in cui interpreta il mondo e la situazione nella quale si trova. È evidente che non è matura come persona, che non capisce una madonna anche se anagraficamente oramai è maggiorenne.
Povera Ruby!
Per lei non c’è attenuante, neppure la minore età le è concessa. Non c’è neppure pietà. Nemmeno indifferenza! L’opinione media ha deciso di scagliare la prima pietra. Poi un’altra e un’altra ancora. Nel nome della morale, dell’orgoglio femminile, della nazione, ecc, ecc. Ma lo fa contro l’elemento più debole di tutta la vicenda. Perché la ragazza è carina, lo sa ed è l’unico modo di rapportarsi con il mondo che la sua vita sfigata le ha insegnato. E questo è imperdonabile per l’opinione comune, che invece manda giù facilmente la “professionalità” delle altre ragazze dello “scandalo Ruby”. Per giustificare il vero protagonista si sono scomodati persino alcuni alti prelati. Su Ruby la giuria popolare ha invece sentenziato: quello che le è successo è colpa sua.
Povera Ruby!
Per me non sei tr… e non è colpa tua: sei solo un bel po’ sfortunata.
Shakespeare on drugs
Essere. Questo è il problema.
Perché se non ci si fosse, non ci sarebbero problemi. E siccome ci si è, c’hai le rogne attaccate al culo che come ti giri ce le hai sempre al culo. Che se io oggi non sarei, era meglio! Ma se non sarei domani, era meglio uguale! E dopodomani e dopodopodomani… ancora più meglio!!!
…che merda…
Urge Macumba!
In un solo giorno (oggi) sono riuscito a perdere una suonata in Slovenia lungamente pianificata, a causa di un corso di aggiornamento professionale, al quale sono arrivato in ritardo perché il mio cellulare-sveglia, comprato due settimane fa, ha smesso di funzionare.
M nc solo che mi si romp l t stier …
Job Runner
Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo.
Come lacrime… nella pioggia.
È tempo di…
…tornare a lavoro.
Mai più doppio turno di sabato. Mai più!!!
La passione del precario
Seguono 6 giorni liberi dal lavoro. E’ difficile chiamarli vacanza o ferie perché nessuno me li paga.
Quindi me ne vado per un po’ nei natii Balcani. Ci voleva proprio. Per qualsiasi roba, problema o emergenza, non fatevi scrupoli… il mio cellulare è sempre SPENTO!
NON CI SONO, SONO TEMPORANEAMENTE DECEDUTO!!!
P.S. resuscito il XXVIII p.v. A.D. MMX, gli apostoli preparino gli oli sacri e il Dash per il sudario.
Berlin, ich komme!
Vulcano islandese permettendo, domani dovrei decollare per Berlino, per un Karneval der Kulturen da 10 chilometri e 5 ore. Senza computer e lettore mp3 (per disintossicarmi). E neppure una penna Usb!
Una volta lì, spero che il vulcano si cachi l’anima così da non permettermi tornare! In caso di vulcano stitico, tra una settimana sarò di ritorno.


